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Collalto Sabino : come ho scoperto questo borgo

Siamo a Rieti, nel Dicembre del 2016. Abbiamo appena finito di girare il nostro video di questa splendida città e ci stiamo gustando una cioccolata calda per riprenderci. Sul tavolo vicino i miei occhi cadono su un vecchio libro : Lazio e la Sabina. Sfoglio qualche pagina, ricordo la sensazione delle dita ancora rigide per il freddo che non riescono a muoversi come vorrei. Il mio sguardo si sofferma su Collalto Sabino. Si parla di un borgo medioevale molto ben conservato. E di una cascata. Appunto tutto e continuo a sorseggiare la mia cioccolata.

Passano quattro mesi, arriviamo nella primavera del 2017. In viaggio tra il Lazio ed Abruzzo noto un cartello stradale che indica proprio Collalto Sabino. Ho come un flashback e decido per un fuoriprogramma.

Comincia il viaggio…

Lascio la strada maestra e mi arrampico sulla Provinciale 34. Tempo un paio di curve e mi ritrovo in un mondo parallelo, fatto di panorami splendidi, lunghi silenzi e suoni che sembrano venire da tempi lontani. Il fascino delle strade lontane dai grandi centri. Guido lentamente, gustandomi ogni angolo, mentre la strada continua a salire. Un cartello mi dà il benvenuto a Collalto Sabino.

Guardo l’orizzonte e scorgo le montagne ancora innevate. Scatto una foto, pensando a quando vi racconterò questa storia, amici lettori. Eccola qui :

Collalto Sabino

Collalto Sabino : il paese basso ed il ìmistero’ della Cascata dimenticata

Il paese comincia con una sorta di lungo rettilineo in salita, come un crinale di montagna che si arrampica verso l’alto. Veronica mi fa notare che è ora di pranzo e sarebbe il caso di mangiare un boccone. Parcheggio e realizzo una prima diretta Facebook del paese, mentre mi domando dove andremo a mangiare. Eccola qui.

Camminando lungo il viale troviamo il primo ristorante chiuso. Il silenzio del paese non ci fa ben sperare. Pochi metri dopo dobbiamo ricrederci : c’è un ristorante aperto, La Quercia. Siamo gli unici clienti, ma quello che mangiamo è davvero fatto in casa. Nuovamente catturo il momento in uno scatto.

Collalto Sabino

Finito di mangiare faccio due chiacchiere con la titolare del ristorante, immagino che possa essere lei la chiave per rispondere a tutte le mie domande :

‘Vorremmo vedere il Castello, ne vale la pena’ ?

‘ Assolutamente si signore, il borgo medioevale è bellissimo’.

‘Cosa mi dice della Cascata ?’

‘La Cascata ? Ma qui a Collalto ?’

‘Si, sapevo di una cascata lungo il fiume’

‘Mi dispiace non so dirle nulla, ma aspetti chiamo mia sorella che lei conosce meglio la zona’.

Comincia a questo punto un dialogo in dialetto di qualche minuto. Dopodichè la signora mi guarda e mi dice che si, sua sorella sapeva di una cascata lungo il fiume, che bisogna lasciare la macchina dopo la casetta dei cacciatori e camminare qualche chilometro a piedi. Nemmeno lei c’è mai stata, ma nei racconti di suo padre, era il posto dove si andava sempre a fare il bagno d’estate. Mi indica un incrocio, ma non sa dirmi altro. Terminiamo di mangiare. Metto la cascata da parte. C’è un Borgo medioevale ed un Castello che ci aspettano.

La visita al Borgo

Proseguiamo la strada verso la cima del paese. E quello che ci stava aspettando potete vederlo voi stessi con le foto e la lunga diretta video durante la mia passeggiata nel borgo.

La video diretta :

 

Informazioni storiche : l’incredibile vicenda del Castello di Collalto Sabino

Raramente le vicende di un castello sono state tanto complesse. Le ho ricostruite e ve le racconto in modo molto sintetico.

Il Borgo di per sè venne edificato dai Collalto, antichissimo casato nobile locale. Il Castello però venne iniziato sotto i Mareri, altra famiglia del luogo. Si arriva alla seconda metà del XVI secolo, con i Savelli proprietari che lo cedono quasi subito ai ricchissimi Strozzi (quelli di Firenze). Gli Strozzi vorrebbero restaurarlo e farne una grande dimora, ma la morte improvvisa di Roberto Strozzi mette fine al progetto. Saranno i Soderini, proprietari per un secolo circa, a fortificare il castello in grado di sopportare persino gli assalti delle prime armi da fuoco. Nuovamente però arrivano i debiti. Ed i Soderini vendono ai Barberini.

Questi si dedicano ad ulteriori restauri, abbellendo ulteriormente il castello con arredi di pregiatissima fattura e bellezza. Arrivano però le truppe di Napoleone a saccheggiare tutto sul finire del XVIII secolo. Con la partenza dei francesi nel 1803 del castello rimane quasi un rudere. I Barberini vendono tutto al Conte Prendowski, discendente del Re di Ungheria. E questi ristruttura nuovamente il castello portandolo – di nuovo – agli antichi splendori.

Sono anni d’oro per il castello, che ospita personaggi di altissimo rango, quali politici, nobili, addirittura principi ereditari.  Per l’assenza di eredi diretti il castello passa però  di mano al ramo cadetto della famiglia e – nuovamente – l’assenza di eredi porta l’ultimo proprietario ad una cessione in favore di una famiglia del posto, la Giorgi Monfort. Giorgi è il locale capo dei Carabinieri, mentre Monfort è il nome della moglie, ricca ereditiera americana.

Riprendo un attimo il fiato : quello che sembrava un semplice borgo sembra essere stato il centro del mondo in tempi nemmeno troppo lontani…!

Ma la storia non è ancora finita. Siamo ormai ai giorni nostri ed il Castello viene nuovamente acquistato da un inventore italiano – Massimo Rinaldi – inventore tra le tante altre cose del sistema di estrazione automatica del lotto. Nuovo restauro che si conclude, nel 2013, con la cessione ad un fondo Maltese.

Riprendiamo il nostro viaggio : c’è una vicenda misteriosa rimasta in sospeso

Riprendiamo la macchina soddisfatti del lavoro svolto. Ma c’è qualcosa che ancora manca : la cascata. Adesso che ho potuto assaggiare la storia di questo borgo lontano, quello che più mi preme è poter raccontare qualcosa anche della vita di tutti i giorni. E della bellezza del paesaggio, ovviamente. Ho solo un punto segnato sulla mappa, a circa cinque chilometri di distanza. Apro le mappe del mio cellulare, cerco di individuare il fiume. Mi scambio uno sguardo con Veronica. Entrambi abbiamo capito che ci sarà da camminare e che probabilmente non sarà facile. Almeno smaltiremo il pranzo, mi dice, con un sorriso velatamente rassegnato. Che donna meravigliosa ho sposato.

Continua…